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Per non credere al declino dell'economia Nel 2006 l’economia italiana è andata "bene" perché il Pil è cresciuto del 2%. Di questo passo-si dice nel recente rapporto della casa editrice Il Mulino "Come sta cambiando l’Italia"-tra "soli" 35 anni circa,l’italiano medio avrà raddoppiato il suo tenore di vita. Perché allora,dunque,se le cose continueranno ad andare gradualmente meglio,parlare di declino dell’economia italiana?
Si parla in questo modo, perché la performance di crescita relativa dell’Italia rispetto agli altri quattro grandi paesi europei (Germania,Francia,Regno Unito e Spagna) è sicuramente inferiore. E la crescita economica dell’Italia è stata sempre inferiore a quella degli altri grandi paesi europei almeno dal 1995 fino ad oggi. Ecco perché si parla di declino. Non si tratta ancora di una riduzione del livello assoluto del tenore di vita dell’italiano medio, ma di una riduzione persistente della nostra capacità di aumentarlo agli stessi ritmi di paesi istituzionalmente confrontabili con il nostro. Di questo declino ha parlato e scritto molto il Prof.Riccardo Faini. L’economista dell’università di Roma "Tor Vergata" recentemente scomparso, aveva analizzato molti dati ed era interessato a capire cosa c’era sotto. Voleva capire le cause del potenziale declino. Come ha recentemente scritto il governatore di Bankitalia Mario Draghi, il modo con cui Faini ha affrontato il problema :" Rispecchia il suo modo di concepire il lavoro dell’economista. Dotato com’era di rara apertura intellettuale,sapeva utilizzare tutti i contributi senza irrigidirsi a priori su una posizione,per cogliere l’obiettivo finale,conoscitivo e di proposta politica,che lo interessava. Così è stato anche per la crisi strutturale dell’economia italiana" Riccardo Faini, escludeva che fosse colpa dell’euro. Affermava infatti che:"Anche la Francia e la Germania hanno adottato l’euro e hanno un po’ faticato negli ultimi anni. Ma hanno comunque fatto meglio di noi". Escludeva anche che il declino fosse colpa dell’entrata rapida della Cina nel Wto. Faini faceva rilevare deciso: "Come può un evento accaduto nel 2001 causare un declino cominciato nel 1995?". L’economista escludeva anche che fosse la conseguenza di una temporanea congiuntura sfortunata. Per Faini :"La sfortuna esiste, ma non può durare dieci anni!". In pratica l’Italia si è cacciata in una trappola di bassa crescita,da cui però si poteva e si può ancora uscire anche con l’aiuto di politiche economiche opportune. Con estrema chiarezza Riccardo Faini ha evidenziato che la bassa manodopera qualificata alimenta un modello di specializzazione obsoleto (produzione di beni tradizionali da parte di reti di piccole imprese). A sua volta una struttura dimensionale e settoriale sbilanciata deprime la domanda di istruzione, il che perpetua il modello di specializzazione. Bisogna ricordare anche che l’idea che i paesi cadano in trappole aveva in molti modi attratto il Prof.Faini fin dai tempi del Mit. Infatti,uno dei suoi articoli più citati (Economic Journal,1984) riguardava situazioni in cui si manifestano economie di agglomerazione e rendimenti crescenti, in tal modo anticipando i temi della new economic geography che sarebbe stata il cavallo di battaglia di Paul Krugman. Per uscire dalla trappola l’economista aveva studiato delle ricette. Sicuramente non si trattava di alchimie, ma di una pluralità di misure. La più importante delle quali è riqualificare l’investimento in istruzione. Bisognava agire sull’offerta di lavoro. In pratica: accrescere le risorse per l’istruzione universitaria;introdurre un sistema di distribuzione delle risorse sempre più incentrato sull’efficienza; introdurre un sistema di prestiti d’onore per gli studenti universitari; introdurre un sistema di visti per l’ingresso di manodopera straniera altamente qualificata. Dal lato della domanda,invece,necessita di: privilegiare politiche orizzontali che favoriscano attività con sicure esternalità piuttosto che politiche settoriali, più esposte alle pressioni delle lobby e, di riflesso, più incerte per le imprese. Molto importante anche una azione per agevolare la mobilità delle risorse,e cioè: favorire la mobilità dei lavoratori fra settori creando un moderno sistema di ammortizzatori sociali e promuovendo la formazione continua;agevolare fiscalmente la creazione di consorzi di servizi volti a favorire il processo di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese; riformare il diritto fallimentare in senso meno punitivo per l’imprenditore. In pratica una lista molto lunga di cose da fare e da portare a termine. Non si trattava per Faini di una missione impossibile. Solo un programma impegnativo, ma valido per governi di ogni orientamento. Per attuarlo sarebbe necessaria solo una buona volontà politica. |